La paura di sbagliare e gli errori da NON evitare

Sbagliando si impara!

Quante volte nella vita ci hanno ripetuto la frase “sbagliando s’impara”. Eppure molto spesso quando commettiamo degli errori tendiamo a sperimentare una sensazione di fallimento o di ansia; siamo portati a vedere tale esperienza come qualcosa di sgradevole, come qualcosa da evitare. In molti casi una visione dell’errore così negativa può indurre la persona ad avere il timore di provare a fare cose nuove. Può capitare di essere talmente condizionati da rimanere bloccati dalla paura di sbagliare e quando questo capita, a quanto pare, non è tanto tanto dovuto alla preoccupazione riguardo le possibili conseguenze dell’errore ma più che altro al giudizio negativo degli altri.

Questo atteggiamento è molto radicato nella nostra cultura e lo ritroviamo in vari ambiti della vita della persona. Anche la scuola, sotto questo aspetto, non aiuta. Spesso infatti sembra troppo orientata a premiare chi fa le cose in un certo modo (nel modo giusto) e a “punire” chi invece commette degli errori, giudicando a tutti gli effetti come insufficiente la prestazione. Siamo di fatto abituati a vedere gli errori commessi associati ad un voto basso ed evidenziati con la penna rossa. Una modalità educativa di questo tipo non fa altro che sostenere un percorso di crescita che porta la persona a percepire l’errore come qualcosa di negativo, come qualcosa che va assolutamente evitato per non essere penalizzati e per non sentirsi giudicati in maniera negativa.

Non esistono fallimenti.

Così anche da adulti nel momento in cui commettiamo degli errori oppure falliamo in qualche progetto, ci sentiamo eccessivamente delusi e non all’altezza. Comprensibilmente tutto questo tende a limitare la possibilità di esporsi in nuove attività e in nuovi progetti proprio per il timore di ulteriori fallimenti e possibili figuracce. Di fatto ciò ostacola la possibilità di fare esperienza, di mettersi alla prova e di fare pratica per ottenere risultati positivi e soddisfazioni nella vita. In tal senso, è celebre l’esempio di Thomas Edison, il quale arrivò all’invenzione della lampadina (in realtà ne migliorò una versione precedente) dopo migliaia di fallimenti, a quanto pare circa 2000. Ebbene durante una conferenza stampa un giornalista gli chiese: “come si è sentito a fallire 2000 volte nel fare una lampadina”? “Illuminante” fu anche la sua risposta: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

Un modo nuovo di vedere gli errori.

In questa circostanza Thomas Edison ci mostra un modo diverso di concepire gli errori; ci offre una prospettiva in cui i fallimenti vengono visti come necessari se si vuole avere successo e raggiungere degli obiettivi. Un atteggiamento di questo tipo ci permette di vedere l’insuccesso come una preziosa indicazione su cosa dobbiamo migliorare e su cosa non dobbiamo ripetere. Diventa così un passaggio fondamentale nel nostro percorso di crescita; un momento in cui non bisogna abbattersi e un’occasione di reale apprendimento.

Dunque il più grosso errore che possiamo commettere è proprio quello di pensare che è possibile non sbagliare mai e che gli errori andrebbero sempre evitati. Al contrario, i fallimenti ci sono utili, anche per poter conoscere meglio i nostri limiti, per imparare a tollerarli e farli diventare un punto di partenza per migliorare.

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Articolo scritto per il portale www.toscana.live

Dott. Luca Rubino, Psicologo

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